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Cenni Storici

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              A cura della:

"Direzione Cultura e Turismo"

     del Comune di Catania

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Palazzo della Cultura

 

Il monastero di monache di S. Placido fu fondato agli inizi del quattrocento sotto la regola di S. Benedetto, allorché la famiglia Platamone donò all’ordine delle suore benedettine la propria dimora che era stata edificata, secondo la tradizione, sui ruderi del tempio dedicato a Bacco.

Le scosse sismiche del 9 e dell’11 gennaio del 1693 distrussero le fabbriche del monastero ed al sisma sopravvissero solo due monache; quanto rimasto in piedi venne, poi, abbattuto durante la ricostruzione della città.

Nel periodo post terremoto, così come era accaduto per altri monasteri femminili di Catania, al monastero di S. Placido venne assegnato un intero isolato della nuova città, il sito era più ampio di quello pre terremoto e solo in parte si sovrapponeva all’aerea preesistente.

Oltre cento anni durarono i lavori di ricostruzione del Monastero per i quali venne profuso un immenso  sforzo economico, furono spese migliaia di onze: una serie di atti riguardanti copiose forniture di materiale testimonia del costante procedere del cantiere, vennero acquistati gessi, sabbia per costruzioni – agliara -, calce, mattonelle in cotto, pietra bianca di Siracusa.

Alla grandiosa ricostruzione, nel tempo, parteciparono, alcuni fra i protagonisti della  rinascita della città: Alonzo Di Benedetto, e, come si può desumere dall’analisi di alcuni elementi stilistici presenti nel fabbricato, l’architetto Giuseppe Palazzotto, Francesco Battaglia e non si può escludere l’intervento di G.B. Vaccarini nella definizione del prospetto settentrionale del Monastero, mentre per il nuovo prospetto della Chiesa, iniziato nel 1768, le monache si affidarono all’architetto Stefano Ittar da poco giunto a Catania da Roma.

Non solo pregiati elementi costruttivi e decorativi, ma anche “moderne” comodità per le  monache, il monastero venne , infatti, dotato nel terz’ultimo decennio del ‘700 di  acqua corrente proveniente dall’acquedotto del Barone di Manganelli: sino ad allora l’acqua utilizzata proveniva da una sorgiva inclusa nel monastero, che, secondo la tradizione, era appartenuta alla casa natale di S. Agata, costituita principalmente da un vano sotterraneo al quale si accede, ancora oggi, attraverso una scala in muratura.

Il Convento di S. Placido rappresenta uno dei più importanti monumenti della città che racchiude e documenta la storia urbanistica, ma anche sociale, di Catania.

All’interno del settecentesco monumento, convivono in una unica e suggestiva stratificazione:

 

 

 - preesistenze di epoca romana (un vano di epoca romana ubicato a circa cinque metri sotto l’attuale livello stradale della via Museo Biscari, che la tradizione vuole essere la casa natale di S. Agata), interamente restaurate e valorizzate con l’intervento in atto.

 

- la loggia di casa Platamone, risalente alla seconda metà del ‘400 che costituisce la sola testimonianza che ci resta della città tardo – medievale, sopravvissuta  al terremoto del 1693.

 

- tracce del primo impianto del chiostro realizzato dalle monache Benedettine nei primi anni del 1700, immediatamente dopo il terremoto, rintracciato nel corso di questo intervento.

 

- dipinti murali  risalenti alla prima metà del 1700, (tutti restaurati con l’intervento in atto).

 

- pozzi  d’acqua , che testimoniano gli   eventi drammatici  per la città legati alle epidemie di peste del 1576 e del 1578 a causa delle quali tutti i pozzi di Catania furono chiusi, sono stati  ritrovati nel corso di questi lavori.

 

Insomma, un  libro aperto attraverso  il quale  sarà possibile leggere la stratificazione urbanistica  e la storia  di Catania .

Ma il Monastero fino alla prima metà dell’800 non cessò mai, fra ristrutturazioni, manutenzioni, ampliamenti, di essere oggetto di interventi edilizi, la storia dell’edificio ha termine con la legge Siccardi e con l’applicazione delle leggi eversive, tra il 1864 ed il 1867: le monache furono private delle risorse economiche di cui disponevano, uscirono dalla clausura così fortemente difesa dalla loro antenate e testimoniata da quel muro dell’altezza di 20 canne (poco più di cinque metri), che è  in parte lo stesso che ancor oggi  delimita l’edificio.

Nonostante una disperata petizione al Ministro di Grazia e Giustizia, le monache dovettero abbandonare il monastero che nel 1909 entrò in possesso del Comune di Catania per essere destinato a sede di uffici finanziari.

Nella parziale ricostruzione post bellica – il monastero fu danneggiato durante i bombardamenti del 1943 – venne ricavata la sala di un piccolo teatro successivamente il fabbricato divenne sede della caserma dei vigili del fuoco, poi, della falegnameria comunale, degli uffici destinati alla manutenzione e la corte fu adibita a parcheggio di automezzi comunali.

Negli anni ‘90, nonostante lo stato di assoluto degrado e l’inadeguatezza dei servizi e  degli impianti, il chiostro ha ospitato spettacoli estivi all’aperto, e i locali siti al piano terra, i soli ancora agibili dopo il terremoto di S. Lucia del 1991, hanno ospitato mostre temporanee.

Un’ala del primo piano ospitava, altresì,  una scuola elementare, mentre la restante parte era stata dichiarata inagibile, perché pericolante da anni e, quindi, chiusa.

L’intervento di  restauro e  riqualificazione dell’ex Convento di S. Placido è stato avviato nel 2003,  per volontà dell’Amministrazione Comunale, che lo ha ritenuto strategico, per lo sviluppo culturale della città, inserendolo nell’ambito del PIT 35 ”Catania Città metropolitana“. L’Amministrazione Comunale, nello stesso anno, ha altresì determinato che il progetto di completamento partecipasse  al Bando ACRI, indetto dalla Fondazione Cariplo, – Sviluppo Sud – Distretti culturali, ottenendone, così, il finanziamento, alla conclusione dei lavori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tipologie dell’edificio e caratteristiche strutturali

 

La data di prima edificazione risale al XVIII secolo, mentre l’ultima ristrutturazione ed adeguamento degli impianti tecnologici è stata eseguita nel 2008.

La superficie complessiva delle sale espositive del piano terra è pari a 800,00 mq..

Il materiale prevalente di costruzione è la muratura con pietrame di basalti lavici e raramente con mattoni in cotto.

La struttura portante del Palazzo è realizzata in muratura di pietrame lavico con volte reali. Sono stati effettuati dei lavori di miglioramento statico nei solai, con l’immissione di tiranti e strutture metalliche.

 

Tipologie delle sale espositive

 

L’accesso al Palazzo avviene da Via Vittorio Emanuele II  con l’ingresso principale, da via Museo Biscari ingresso per il personale e da via Landolina ingresso merci e per eventi estivi. Al piano terra sono site le sale espositive per una superficie complessiva di mq. 800,00, si trovano già fornite di ausili espositivi e pannellature con altezza pari a mt. 3.00.

Per ogni singola mostra viene progettato un allestimento specifico, con l’utilizzazione di materiali conformi alle norme in materia di prevenzione incendi.

Nelle sale espositive e in qualsiasi altro locale del palazzo è fatto divieto assoluto di fumare e di consumare alimenti e bevande.

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Dentro il

cortile

                  CONTATTI:

 

Palazzo Platamone

 

Via Vittorio Emanuele II, 95131 Catania CT

tel. 095 742 8030

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